Cala Piccola - Isola Palmaria
E’ l’insenatura di modeste dimensioni che si incontra immediatamente dopo la Cala Grande. L’immersione in questo punto è assai semplice, ma non per questo avara di soddisfazioni e singolari incontri. Appena si scende sotto il pelo dell’acqua ci si imbatte con un vecchio carrello da miniera, risalente ai tempi in cui veniva estratto il marmo Portoro sull’isola Palmaria. Il fondale è disseminato di massi, luogo ideale per trovare rifugio ma tendere anche agguati come testimonia la presenza e l’assoluta immobilità di qualche grosso scorfano. Per chi è attratto dalle grotte , in parete si può andare a visitarne una, dalla volta impreziosita da inviolabili spelonche ed organismi marini incrostanti. Tra le pieghe e le più anguste fessure si può incontrare una splendida creatura marina: la Ciprea. Il luccicare della sua conchiglia, quando il mantello si ritrae, ne favorisce la localizzazione. Ancora al riparo nelle fenditure si annidano i gamberi meccanici, gli Stenopus scaber per i ricercatori, cosi denominati comunemente per le chele decisamente sovradimensionate rispetto al resto del corpo.Visitare una grotta al chiarore di una torcia, avanzando lentamente ed osservando da vicino volta e pareti, è un incanto per gli occhi poiché la fauna è stupendamente colorata, almeno fino a che giunge un barlume di luce naturale. La penombra infatti penalizza la fotosintesi delle alghe, per cui esse sono le prime a sparire appena varcato l’antro; la calma delle acque e l’assenza di correnti limita anche gli organismi eretti, i quali però vengono immediatamente sostituiti dalle alghe calcaree rosa violaceo, da spugne, da cnidari, da briozoi e piccoli policheti serpulidi. Negli angoli della grotta trova terreno d’elezione la Galatea, un piccolo e timoroso crostaceo dalle lunghe chele con il corpo ripiegato su se stesso e striato di blu. Tra i pesci si fanno immediatamente notare gli Apogon per il loro color rosso-arancio. Sono piccoli e graziosi ed occorre sottolineare la cura per la prole. In effetti il maschio cova le uova nella sua bocca, senza nutrirsi per l’intero periodo dell’incubazione.
Testo tratto dal volume "I tesori sommersi del Parco.L'Area di Tutela Marina" scritto da Adriano Penco.
|Cala Grande|
|Secca di Dante|
|Parete del Tino|
|Grotta del Tinetto|
|Secca del Tinetto|
|Grotta Byron|







