Secca di Dante – Isola Palmaria

seccadidanteLa secca, il cui sommo si trova a sedici metri di profondità, è ubicata sul versante occidentale tra l’isola Palmaria e quella del Tino.

Il suo profilo risale dal fondo verticalmente dopo aver creato un canale con l’isola del Tino, per proseguire la sua corsa in direzione nord-ovest con un declivio di media inclinazione che termina a 28 mt., la dove la roccia va a congiungersi con un fondale fangoso e piatto.

E’ una zona spesso investita da correnti anche vigorose che dal largo penetrano nel canale tra le isole, condizionando così anche la visibilità.
A causa di queste imprevedibili correnti può essere consigliata solo a sub esperti , i quali hanno il piacere di bearsi di un ambiente subacqueo ricco di organismi di ogni specie e dimensione.

 

Questo punto di immersione è praticabile soprattutto nei periodi di bassa stagione, quando il movimento causato dal diporto nautico è molto limitato, in quanto il sommo della secca si trova proprio al di sotto di rotte molto trafficate durante il mesi estivi.

Sulla Secca di Dante si possono seguire due itinerari subacquei.
Il primo lungo la parete verticale che porta poi ad esplorare un’area dominata da grosse rocce e raggiunge la profondità di 24 mt; il secondo che si affaccia sul mare aperto ha un andamento meno accentuato e termina a circa 28 metri .

Lungo i fianchi rocciosi della secca si trova una notevole varietà di gorgonie oltre che per forma anche per colorazioni. Se ne trovano infatti di gialle, di rosse, di bianche ed arancio; praticamente tutte quelle presenti nel Mar Ligure.
Si passa dalla Eunicella alla Paramunicea per terminare con interessanti ramificazioni di Leptogorgia sarmentosa.

Per l’aspetto biologico la Secca di Dante è una delle mete preferite dai ricercatori i quali durante censimenti fatti in passato solo con il metodo visuale e condotti tra le batimetria più profonde, hanno potuto osservare quasi un centinaio di specie differenti di organismi appartenenti tanto alla flora quanto alla fauna sessile.

Testo tratto dal volume "I tesori sommersi del Parco.L'Area di Tutela Marina" scritto da Adriano Penco.


 

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