Marmo Portoro

Il Portoro è un pregiatissimo marmo nero dalle striature giallo-dorate che si estraeva in grandi quantità nel territorio di Porto Venere. Il Portoro, inizialmente conosciuto come”mischio giallo e nero” o “marmo di Porto Venere”, solo con la denominazione francese divenne “Porte d’or” e assunse il nome con il quale è conosciuto. Il colore nero è dato dall’abbondante presenza di sostanza organica; le striature dorate sono invece dovute a un parziale processo di dolomitizzazione che ha distrutto, ossidandola, la sostanza organica. L’attività estrattiva del portoro risale all’epoca romana; questo marmo venne poi riscoperto nel XVI secolo dallo scultore genovese Domenico Casella, che ottenne dal Senato di Genova la concessione per lo sfruttamento della roccia.Da allora l’isola Palmaria, ricca di Portoro come la vicina isola del Tino, Porto Venere e le sue frazioni, hanno cominciato a costellarsi di cave. L’estrazione del marmo nell’isola era però più difficoltosa rispetto a quella sulla terraferma, in quanto la cava partiva da pochi metri sul livello del mare per poi abbassarsi fin sotto tale livello; quindi era necessario, all’inizio di ogni giornata, prima di poter cominciare il lavoro, estrarre l’acqua che durante la notte entrava dentro le gallerie.Il più spettacolare scavo si trova a 150 metri a strapiombo sul mare, nel versante occidentale, in un luogo da vertigine. Qui la parete è verticale con un piccolo spazio piano ritagliato faticosamente dai cavatori per la lavorazione e l’invio dei massi che dovevano essere imbarcati, fra le onde.I primissimi blocchi usciti dalle cave dell’isola e dallo scalpello degli scultori servirono per la chiesa di S. Maria alla Spezia e per il palazzo dei marchesi di Castagnola.All’inizio dell’Ottocento si cominciò a esportare il Portoro in molti paesi dell’Europa e più tardi anche in America: la grande sala di proiezione della Paramount ne è interamente rivestita. Delle trenta cave censite nel 1862, di cui cinque all’isola Palmaria, oggi ne è rimasta aperta una sola sul Monte Muzzerone